Disturbi Alimentari

disturbi alimentari

Con “Disturbi del comportamento alimentare” si intendono tipologie di disturbi molto diversi tra loro ma con una matrice comune: il cibo non è solo un mezzo di nutrimento e sostentamento ma diventa uno strumento con cui esprimere le proprie difficoltà e sofferenze.


Il presupposto di base è che conflitti interiori e relazionali si manifestino attraverso comportamenti alimentari inadeguati utilizzando il cibo nella sua componente simbolica e come terreno di espressione della propria sofferenza. Tradizionalmente si considerano disturbi tipici di ragazze e donne ma sempre più spesso si incontrano bambini ed adolescenti di entrambi i sessi che presentano sintomatologie legate ai disturbi in questione.

E'importante sottolineare che disturbi del comportamento alimentare hanno manifestazioni sia psichiche sia somatiche così evidenti che l'approccio multidisciplinare integrato attraverso le competenze del medico, del nutrizionista e dello psicologo sembra essere quello più indicato. Tale affermazione è corroborata anche dal fatto che i disturbi alimentari più seri insorgono durante l’età adolescenziale, fase nella quale avvengono importanti trasformazioni nella crescita corporea e nella maturazione psicologica dell’individuo.

In questo quadro così complesso, l’obiettivo della psicoterapia è quello di portare il paziente a riconoscere e rielaborare le componenti emotive ed affettive che interferiscono negli scambi relazionali familiari e sociali generando sintomi di tipo alimentare.

Anoressia Nervosa


Ciò che contraddistingue l’Anoressia Nervosa è la paura ossessiva della persona di ingrassare ed il conseguente rifiuto del cibo. Si tratta di un’alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo (dismorfofobia): l’ eccessiva concentrazione sul peso e sulla forma del proprio corpo diventa un modo per esprimere ed incarnare quella che è la propria sofferenza e diventa una convinzione talmente radicata che di fatto, chi ne è affetto è impossibilitato ad ammettere la gravità del disturbo, esponendolo a conseguenze che possono diventare ingravescenti: la denutrizione può infatti compromettere seriamente la salute di tutti gli organi e apparati del corpo (cardiovascolare, gastrointestinale, endocrino, ematologico, scheletrico, sistema nervoso centrale, dermatologico ecc.). Si distinguono due tipi di anoressia:
- CON ABBUFFATE/CONDOTTE DI ELIMINAZIONE (BINGE EATING/PURGING TYPE): si verificano regolarmente episodi di abbuffate, seguiti da comportamenti che prevedono l’eliminazione e la non assimilazione del cibo, per evitare di ingrassare
- CON RESTRIZIONI (RESTRICTING TYPE): il soggetto non presenta regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione.
L'autodistruttività di queste manifestazioni sintomatologiche necessita di un approccio multidisciplinare che prevede un costante monitoraggio medico, una consulenza nutrizionistica ed una psicoterapia che possa intervenire sulla consapevolezza della malattia e sulla comprensione di come il corpo sia il foglio sul quale viene scritta una sofferenza, non diversamente esprimibile.

Bulimia


La Bulimia invece vede la persona assumere verso il cibo un comportamento oscillatorio: dopo portentose ingestioni di cibo la persona desidera eliminarlo con ogni mezzo e mette in atto condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi) o ricorre a comportamenti compensatori inappropriati, quali il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo.
La struttura di personalità delle pazienti bulimiche può essere molto differente e il disturbo stesso può essere di diversa entità. Per quanto la bulimia sia meno “incarnata”, visto che le pazienti sono normopeso e non emaciate o visibilmente sofferenti è necessario sottolineare come tanto quanto l'anoressia nervosa, anche la bulimia può condurre a esiti infausti qualora le condotte di eliminazione giungano a causare uno scompenso elettrolitico, tale per cui si può verificare un arresto cardiaco.
Ludwig Feuerbach nel 1862 ci da un indizio su come intendere un disturbo alimentare quando afferma che “L'uomo è ciò che mangia”: esiste nella persona affetta da bulimia una grande difficoltà a “stare con”, una impulsività che spesso non investe solo l'alimentazione ma anche le relazioni interpersonali e altre dimensioni di vita alternando “pieno” e “vuoto” tra desiderio e senso di colpa.

Il disturbo da alimentazione incontrollata


Il quadro clinico del disturbo da alimentazione incontrollata o Binge Eating Disorder è assimilabile ad un disturbo bulimico in assenza di comportamenti compensatori quali vomito autoindotto, uso di lassativi, intensa attività fisica o digiuno.
Le persone affette da questo disturbo di solito stanno vivendo un alto livello di sofferenza e di insoddisfazione di sé e trovano nel momento dell'abbuffata la ricerca di un intenso piacere che si configura come una vera e propria perdita di controllo in cui si è pienamente assorbiti da ciò che si sta svolgendo, mangiando rapidamente fino a sentirsi spiacevolmente pieni.
Il momento normalmente legato al piacere dell'alimentazione diventa uno “spiacevole sollievo” dal proprio malessere che tuttavia non fa che generare ulteriore frustrazione e sofferenza.
Il disturbo infatti genera una serie di conseguenze che portano a problemi di salute, all’ aumento ponderale, al senso di colpa, al disgusto, alla vergogna e al conseguente evitamento delle relazioni sociali, trascinando l'individuo verso una sofferenza sempre più marcata alla quale non si riesce a dar termine, perpetrando in maniera solitaria le abbuffate intervallate da brevi e infruttuosi tentativi di ripristinare il controllo.

E' doveroso inoltre ricordare che i confini tra le varie patologie legate all'alimentazione sono sfumati dato che condotte anoressiche e bulimiche possono coesistere; possiamo dire infatti che i disturbi dell'alimentazione riguardano il rigido controllo o l'impulsivo discontrollo della gratificazione che il cibo fornisce, come se fossero lati diversi di una stessa medaglia.